“Il buio oltre la siepe” di Harper Lee

Era da tanto che volevo leggere questo libro, ne avevo sempre sentito parlare molto bene ed ora capisco finalmente il motivo.

“Ora che ero costretta a pensarci, mi pareva che la lettura fosse una cosa venutami naturalmente, come l’abbottonarmi la tuta da operaio senza guardare, o fare il doppio nodo alle scarpe da un groviglio di lacci.”

Il buio oltre la siepe, pubblicato nel 1960 dalla scrittrice statunitense Harper Lee, è una denuncia sociale contro il razzismo raccontato con la spensieratezza e l’ingenuità che solo una bambina può avere.

Il buio indica metaforicamente la paura umana, il terrore delle cose sconosciute dalla quale scaturisce il pregiudizio e il razzismo. Quello che non conosciamo ci spaventa, ci sembra un limite invalicabile, e spesso, per paura reagiamo in modo irrazionale, facendo del male.

L’intero romanzo è ambientato nella piccola cittadina di Maycomb, in Alabamba durante i difficili anni Trenta, subito dopo la grande depressione
dove i cittadini neri vivono ghettizzati e mal tollerati dalla parte bianca della popolazione. La voce narrante è quella della piccola Scout, una bambina vivace e sveglia che vive quasi in simbiosi con il fratello maggiore Jem. Scout e Jem sono orfani di madre, a prendersi cura di loro c’è la domestica di colore Calpurnia e il padre Atticus, un avvocato molto impegnato ma con una grande sensibilità e uno spiccato senso del dovere.

I due ragazzini trascorrono le estati a giocare con Dill e a fantasticare sul misterioso vicino di casa, Arthur Radley che non si mostra mai in giro da quando è stato rinchiuso in camera dal padre per essersi unito da ragazzo ad una banda di giovani ribelli.

L’ignoto ci spaventa. Il buio ci fa paura. Ma solo la conoscenza può illuminare la nostra strada

La vicenda centrale tratta il processo a Tom Robinson, un bracciante agricolo di colore, sposato e con figli, accusato ingiustamente di aver violentato una ragazza di diciannove anni bianca, Mayella Ewell. Atticus, conosciuto da tutti per i suoi valori morali, viene nominato avvocato d’ufficio ed incaricato di difendere Tom.

La cittadinanza critica aspramente Atticus accusandolo di essere un “negrofilo”, Jem e Scout sentono continuamente voci negative e critiche sul proprio padre e reagiscono con violenza, litigando, facendo a botte con i coetanei e prendendo le parti del padre.

urante il processo Atticus dimostra l’innocenza di Tom, è stata Mayella, vittima da sempre delle angherie del padre e bisognosa di affetto, a saltare addosso all’uomo, ma ciò nonostante la giuria reputa Tom colpevole perché tra bianchi e neri vincono i bianchi. Anche con il verdetto favorevole dalla sua parte, Bob Ewell giura vendetta contro Atticus e la sua famiglia.

Jem, Dill e Scout restano turbati dalla vicenda e disillusi dal comportamenti degli adulti. “Credo che farò il pagliaccio da grande,” annunciò Dill. Jem e io ci fermammo. “Sissignore, il pagliaccio,” riepetè. “Se la gente è fatta così, l’unico rimedio è ridere alle loro spalle.”

“Fino al giorno in cui mi minacciarono di non lasciarmi più leggere, non seppi di amare la lettura: si ama, forse, il proprio voglia respiro?”

Tom, viene ucciso dalle guardie della prigione durante un tentativo di fuga: fin dal momento dell’arresto aveva capito che per lui non ci sarebbe stata speranza, che la parola di un nero, per quanto veritiera e giusta, sarebbe stata sempre meno potente di quelle di un bianco.

Nonostante tutto “Il buio oltre la siepe” emana anche un messaggio di speranza: non tutti nella piccola Maycomb la pensano come la famiglia Ewell, qualcuno che spera in un futuro migliore, dove non sarà più il colore della pelle ad avere importanza esiste.

“Siamo la gente più tranquilla che ci sia,” affermò miss Maudie. “L’occasione di dimostrare che siamo cristiani ci capita molto di rado, ma per fortuna, quando ci capita, abbiamo uomini come Atticus, capaci di battersi per noi.” Jem sorrise con tristezza. “Vorrei che il resto della contea la pensasse come le…” “Non hai idea di quanti siano quelli che la pensano come noi!”

Una della domande tra i capitoli finali, sulla quale l’autrice invita a riflettere tramite le parole di Jem è:

“Ma se gli uomini sono di un tipo solo, come ti spieghi che non vanno mai d’accordo tra loro? Se sono tutti eguali, perché passano la vita a disprezzarsi a vicenda?”


2 Comments

  • Silvia Feliceconunlibro

    aprile 9, 2017

    Che capolavoro questo libro! Io sono indecisa sul leggere il sequel.. Ho sentito pareri contrastanti e non so se ne vale la pena..

    Reply

Lascia un commento