“L’esercito delle cose inutili” di Paola Mastrocola

Il protagonista è Guglielmo, un ragazzino vittima dei bulli a scuola, che vive con una detestabile sorella maggiore, Benedetta, e un fratellino di quattro anni, Zaccaria, troppo piccolo per potersi sfogare.

I suoi genitori, giornalista-storico il padre e capo di un’associazione culturale la madre, vivono quasi fuori dal mondo reale, immersi nei loro principi ideali e nei loro discorsi da intellettuali.
Anche i regali per i figli vengono fatti secondo ideali simbolici e metaforici per trasmettere un insegnamento: a Guglielmo, per Natale, viene infatti regalato un asino a distanza.
Il ragazzino, che avrebbe desiderato un cavallo, o perlomeno un cane con cui giocare, decide di iniziare a scrivere lettere al suo asino Raimond.
Nel frattempo Raimond, vecchio asino pieno di acciacchi, incontra Res, un libro Reso indietro, che lo porta a Variponti, nel paese delle cose inutili.
Lì Raimond conosce animali, oggetti e personaggi stravaganti che svolgono compiti e azioni apparentemente “inutili”.
Res insegna a Raimond a leggere e l’asino può finalmente scoprire l’identità e la storia di Guglielmo, mittente delle lettere che ha iniziato a ricevere.
L’esercito delle cose inutili, dopo l’ultima terribile leggere di Guglielmo, decide di partire insieme a Raimond per rendersi ancora una volta utile e tentare di salvare il ragazzino.
Una favola semplice, sul senso dell’inutilità e dell’utilità umana, contiene anche una riflessione sul piacere della lettura fine a sé stessa, senza essere soggiogata al servizio di nulla.
Durante lo scorrere delle pagine si trovano piccole perle destinate a rimanere impresse.

“Tutti dormono, io no, io guardo le prime stelle che s’affacciano ad annunciar la notte. Mi viene sempre una strana malinconia a quell’ora, penso alla vita che se n’è andata e io forse non l’ho presa. Non l’ho presa abbastanza. Mi pare di aver lasciato qualcosa d’incompiuto, ma non so bene che cosa.”

“Vi ho già parlato dei binari paralleli, no? Il punto è che ognuno di noi crede di essere un treno che corre da solo nella notte, e invece sui binari paralleli è tutto pieno di treni come lui.”


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